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“IO, CIRILLO E CUTOLO”: Il caso Cirillo 28 anni dopo

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Scritto da Capuani Imma Beatrice   
Martedì 28 Aprile 2009
Torre Del Greco: il 27 aprile del 1981 le Brigate Rosse, rapivano l’Assessore all’Urbanistica della Regione Campania, Ciro Cirillo.  Dopo ottantotto giorni di prigionia, il 24 luglio dello stesso anno l’ostaggio veniva liberato, dopo un riscatto “pattuito” di 1 miliardo 450 milioni delle vecchie lire. Quali le trattative dello Stato con i terroristi? Quale il ruolo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo? Chi pagò quella somma? C’è una relazione tra il rapimento e la delega per la ricostruzione post-terremoto che Cirillo otteneva in quegli anni?. Una delle pagine buie della storia torrese, che come molte altre che caratterizzarono quegli anni di piombo,  entra a pieno titolo nella selva dei misteri d’Italia. Oggi, però, è possibile riparlarne. A squarciare il velo, ventotto anni dopo,  si fa avanti di uno dei protagonisti diretti di quell’evento: l’ex sindaco di Giugliano , nonché capo dell’ufficio stampa e della segreteria particolare di Ciro Cirillo, Giuliano Granata che, in una appassionate confessione racconta la sua visita a Cutolo nel carcere di Ascoli Piceno. In un libro steso a quattro mani, che già nel titolo “Io, Cirillo e Cutolo”  denuncia il contenuto, Granata racconta attraverso la scrittura della giornalista giuglianese Tonia Limatola, la “sua verità”, il suo ruolo di mediatore nella liberazione di Cirillo. Un ruolo che gli costò accuse di connivenza con la malavita, falsa testimonianza e reticenza, accuse dalle quali è stato completamente prosciolto in istruttoria. Il volume, edito da Cento Autori, è stato presentato nel giorno del ventottesimo anniversario del sequestro a Villa Macrina una delle location più belle della città torrese. Granata afferma di esser stato incaricato dalla D.C. di incontrare Cutolo, la stessa D.C. che costrinse poi lui e Cirillo alle dimissioni. Non sembra strano che si decida di riparlarne solo oggi? Quando Antonio Gava, ex leader della Democrazia Cristiana è ormai morto?.  Alla domanda: sul perché nel caso Cirillo lo Stato scese a patti con la camorra, mentre ad Aldo Moro non spettò lo stesso interessamento, Cirillo risponde con un aneddoto tratto da quei giorni di prigionia: “Uno dei miei carcerieri mi confidò che anche per Aldo Moro furono avviate trattative, un riscatto di 40 miliardi, ma le risposte arrivarono troppo tardi”. Quella confessione sarà mai esistita? Ai posteri l’ardua sentenza, in politica come nella storia la verità non è mai una sola. Noi possiamo solo attenerci ai fatti: se Cirillo ebbe salva la vita, due uomini quella sera morirono, per mano delle BR, pagarono con la propria vita la fedeltà allo Stato e la dedizione al lavoro: il maresciallo Luigi Carbone, e l’autista Mario Canciello, alla cui memoria l’amministrazione locale ha deciso di dedicare una strada. Il segretario Ciro Fiorillo fu invece gravemente ferito. A loro dedicato, il minuto di silenzio che ha aperto la presentazione. A chiudere l’evento la consegna delle targhe alla Famiglia Carbone e a Ciro Cirillo, vittime della spietatezza delle Br, che con la violenza e il piombo sovvertirono le regole della Democrazia. La vedova Canciello ha preferito non presentarsi, giustificando la sua assenza con un telegramma nel quale si diceva rammaricata per questi 28 anni di silenzio e per il poco spazio dedicato al marito all’interno del volume.  L’appuntamento per l’inaugurazione della strada dedicata alle vittime è stato fissato dall’Assessore Bello per il prossimo 27 aprile affinché si omaggi con un segno tangibile il valore di chi ha posto il dovere prima della propria vita.   
                                                                                      
Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Aprile 2009 )
 

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